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Capannoni in fiamme … come carta velina

La cronaca riporta, sempre più frequentemente, la notizia di “un capannone è andato in fiamme a …”, con la nota che la distruzione è stata totale o pressochè totale; ci sono elementi che possono accomunare questo particolare e darne una spiegazione tecnica ?
Una prima indagine statistica che può rivelarsi utile per la prevenzione.

Il primo centro di informazione è il sito del C.N.VV.F. nel quale si ha l’essenza dell’evento, generalmente accompagnata da alcune foto che si rivelano significative; prime due osservazioni :

1ª = per incendi interessanti attività analoghe in volumi comparabili : le strutture in c.a. (in genere prefabbricati) hanno resistito meglio di strutture in ferro;

2ª = nelle seconde il cedimento della copertura è molto più frequente che nelle prime (un esperto in incendi affermava che “la copertura che cede si stende come un sudario sulla attività”.

Rif 01
Rif 01

Il Rif 01 fa vedere, in due cartoline storiche, gli effetti del calore generato da un incendio da carico d’incendio “medio” all’interno del volume chiuso di un capannone : sotto = lo sviluppo della temperatura nel tempo = dopo ca. 10′ raggiunge, sotto tetto oltre 400 °C; dopo ca. 15′ può arrivare a 1000 °C; al contempo l’ambiente si satura di fumo che impedisce la visibilità; dopo pochi minuti non c’è più condizione di vivibilità e la possibilità di accesso alle squadre di soccorso;  nel Rif 02 questo viene illustrato con i grafici temporali della temperatura, della

Rif 02
Rif 02

stratificazione del fumo, e della percentuale di ossigeno presente nell’ambiente, che evidenzia come la combustione, in un grande volume, anche se sostanzialmente chiuso, non viene estinta per l’effetto di soffocamento da CO2 (come ponendo bicchiere rovesciato su un lumino), ma tende ad espandersi rapidamente

 

Il Rif 01 fa vedere : sopra = gli effetti dello stesso fenomeno, nello stesso ambiente, ma dotato di un sistema di EFC (Evacuazione di Fumi e Calore) = la temperatura sotto tetto non supera i 300 °C, l’ambiente conserva una fascia protetta da fumo molto alta, il focolaio è contenuto; leggendo i grafici di Rif 03  e che la percentuale di ossigeno romane costante; l’ambiente rimane vivibile e sgomberabile, le squadre di soccorso ed intervento possono accedere in sicurezza.

Rif 03
Rif 03

Nota : i diagrammi sono i risultati di prove di incendi reali attuati in un capannone di grandi dimensioni appositamente dedicato alla ricerca ed alla verifica nel campo della sicurezza in prevenzione incendi, studio e sviluppo dei sistemi di protezione, in particolare i sistemi di EFC.

Le prove confermano le osservazioni e ne danno la ragione : 1ª = la resistenza al fuoco di una struttura in cemento armato è superiore a quella di una struttura, di analoghe prestazioni, in ferro (punto debole sono i “copponi” e gli altri elementi in “precompresso” che hanno una resistenza più limitata); 2ª = dato che la deformazione del ferro inizia già a 300 °C è evidente come raggiungendo rapidamente questa temperatura si abbiano già i presupposti per un degrado e delle strutture (capriate, correnti) e delle coperture (lamiere ondulate, pannelli sandwich, ecc.), verso un veloce cedimento “plastico” di esse (il cedimento per causa termica di elementi in cemento armato avviene quando la temperatura arriva ad attaccare la resistenza dell’elemento metallico (treccia, cavo, tondino) e, in tal caso, il cedimento è più brusco, in una specie di “frattura”).

Immagine 07
Incendio in corso

Si è visto un sistema di “protezione attiva” EFC; si può operare con la “protezione passiva”, innalzando la soglia di resistenza delle strutture e delle coperture con rivestimenti (intonaci, trattamenti con vernici , rivestimenti con materiali isolanti, ecc,.); o con la combinazione delle due protezioni; altri sistemi di protezione attiva sono quello preventivo (rivelazione ed allarme) e quelli di intervento in spegnimento (sistemi ad acqua, gas, schiuma, aerosol, ecc., ecc.); i fini sono sempre tre : 1° permettere l’evacuazione, 2° contenere l’incendio evitando il crollo, 3°  spegnere.

Immagine 10
Arrivano i Vigili del Fuoco

Tutto,evidentemente, ruota sul perno del costo della protezione in rapporto alla esposizione al danno, perchè una cosa è ricoverare nel capannone del fieno, una cosa è avere una lavorazione complessa di prodotti pregiati od il deposito di merce di alto valore; ci sono ragioni e stimoli per incrementare l’attenzione della resistenza comportamentale al fuoco dei capannoni ?

Immagine 11
Si prova a spegnere l’incendio

Ritorna il problema dell’economia del sistema per il quale quel’edificio è costruito; in questo campo si deve rilevare che la tendenza al minor costo ha fatto e fa si che anche attività (e depositi) di sensibile valore siano alloggiate in scatole, spesso metalliche, aventi una resistenza all’incendio decisamente bassa e, quindi, esposta al pericolo di una rapida distruzione anche totale (i Vigili del Fuoco sono intervenuti tempestivamente ed hanno contenuto l’incendio = non sono potuti entrare, hanno tentato di raffreddare dall’esterno le pareti (più difficile riuscire a raffreddare il tetto) e,n buona parte dei casi, hanno assistito al collasso della copertura, hanno spento i focolai residui del capannone oramai distrutto con il suo contenuto.

Collasso della copertura
Collasso della copertura

Si possono invocare due stimoli : una valutazione “assicurativa” : le coperture ed i premi sono commisurati anche, e molto, dalle condizioni di comportamento al fuoco della struttura e dei dispositivi di intervento in e su di essa, e se la mancata applicazione delle norme specifiche previste dalle Compagnie (che in vari casi sono anche diverse e più severe di quelle previste dalle regole tecniche di prevenzione incendi) può riservare amare sorprese, una prevenzione protettiva oculatamente mirata può anche portare la diminuzione del premio e la certezza del rimborso ‚.

L’altro è quello del “danno esterno” : non solo per il rischio della propagazione dell’incendio a beni (edifici, colture, ecc.) limitrofi, non solo il rischio di inquinamento, ma il rischio del danno che il fumo ed i reflui nocivi vanno a portare a chi nelle vicinanze abita, lavora, deve transitare… se il fumo e le faville, spinte magari da un vento teso, sfiorano od invadono una sede stradale, una scuola, una linea ferroviaria od una autostrada ƒ

Collasso della struttura
Collasso della struttura

La protezione di un contenitore come è un capannone, perchè non solo non si distrugga con ogni quanto contiene, ma gli dia una capacità di sopravvivenza conservata almeno sino all’intervento delle squadre esterne, e di evitare la diffusione incontrollata di fumi, gas, faville, ecc. nell’area circostante, non è solo una accortezza di protezione civile, ma una precauzione per l’economia della propria attività, anche se questa è basata su un deposito di paglia; perchè con un incendio si sa come inizia ma, se non si è stati previdenti, si rischia di non sapere come va a finire.

 Attenzione alla verifica della durata di alcuni trattamenti ‚ è interessante consultare i manuali ANIA in merito ƒ l’incendio di un capannone ferro/lamiera ondulata, contenente fieno, adiacente alle carreggiate, per la massa di fumo riversata su di esse, ha fatto interrompere un’autostrada per ore; quale può essere stato il costo del fermo e dei ritardi di centinaia di Tir, camion e vetture ?